Blowin’ in the welfare
di Social Dream – Quanto e cosa abbiamo imparato in questi primi quarant’anni di lavoro? Tanto, poco, abbastanza, niente. The answer is blowin’ in the welfare.
Abbiamo imparato che le istituzioni sono fondamentali, quanto la sanità pubblica. Quanto la legalità, la pace, la cultura. Quanto la democrazia. Quanto la tutela dei diritti di lavoratrici e lavoratori. La decenza e la dignità.
Abbiamo imparato che il mondo è cambiato senza cambiare di una virgola: per certi aspetti migliorato, per altri imbruttito o devastato. E che se non s’impara dalla storia la storia si ripete. E che lo tsunami pandemico ha travolto e stravolto un sistema sanitario già in bilico. E che nel frattempo è arrivato l’inverno demografico. E dentro questo inverno le Case di Riposo stanno scoppiando tra malagestioni di anacronistiche governance parapolitiche e affari in proprio. E nel frattempo l’intelligenza umana ha fecondato l’intelligenza artificiale: due facce di una stessa medaglia dal valore o dalla minaccia or ora incalcolabili. E nel frattempo le self-driving cars sono reali e il volo per Marte sarà prenotabile a breve anche con bagaglio a mano. E in mezzo a tutta questa sfavillante modernità mancano più infermiere/i oggi di vent’anni fa. E in ordine sparso si aggiunga la crescente carenza di OSS, educanti, camici bianchi e badanti.
Abbiamo imparato che il nostro fare è fatto per cooperare, per contaminarsi cooperando con istituzioni, società civile, organizzazioni, persone. E che progettare e gestire servizi richiede provare a mettersi nella posizione di chi li utilizza e ne beneficia. E non solo di chi li propone ed eroga. E abbiamo imparato che abbiamo un sacco di cose da imparare. E che lavoro di cura e cura del lavoro sono la stessa cosa. E che investire dentro le nostre comunità significa esserci per contribuire alla promozione delle umane questioni, alla costruzione partecipata di risposte diversificate e di pubblica utilità, verso nostri tiers-lieux di rigenerazione delle relazioni di cura.
Abbiamo avuto la fortuna in tutti questi anni di conoscere e lavorare con persone capaci, visionarie, rare. Uniche. Anime sofferenti, vive, libere. E abbiamo capito che senza il fuoco non si va da nessuna parte.